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La seconda parte del viaggio consisteva nel visitare Chiang Mai e il nord della Thailandia.
Della seconda città della Thailandia avevo letto grandi cose, ma non mi è piaciuta particolarmente, forse perché è famosa soprattutto per i tantissimi templi buddisti che a me, dopo averne visti quattro o cinque, stufano.
Visitare Chiang Mai
A differenza delle prime tappe meno affollate di turisti, a Chiang Mai vanno tutti e tutti con lo stesso treno che parte dalla capitale (io salì a metà strada) e che arriva di mattino presto. La soluzione è ottima, come in generale lo sono tutti i trasporti pubblici; ricordo di poltrone comodissime e reclinabili dove feci una dormita super.
Tutti vanno a visitare Chiang Mai anche per i massaggi e tanti vanno anche per fare dei corsi. Entrai in un centro, mi accolse una ragazzina davvero esile e pensai fosse tipo la receptionist credendo che a me grande e grosso, una così non avrebbe potuto smuovermi, e invece era proprio lei la massaggiatrice e mi ribaltò anche camminandomi sopra.
Visitare Chiang Mai evitando l’assalto dei Tuk Tuk
Il problema è l’arrivo, quando c’è una folla di tassisti e autisti di Tuk Tuk famelici che s’affollano attorno a chi scende dal treno per proporsi. Tanto infastidito da ciò decisi appositamente di andare a piedi anche se abbastanza distante. I tuc-tuccari sono incredibili; si sbracciano e ti vengono incontro da lontano e pensi:
- Forse lo conosco?
- Al liceo avevo un Thailandese in classe?
- Il mondo è in pericolo e lo posso salvare solo io?
- Mi hanno cercato da casa che è nata la mia nipotina?
No….vogliono chiederti se vuoi un passaggio. Pare a loro impossibile che uno stia curiosando tra le bancarelle o attraversando la strada a piedi. I Tuk Tuk sono le Apecar usate come taxi, onnipresenti in Asia, ma anche in altri paesi. Si chiamano così dal rumore che fanno e sono caratterizzati da una guida abbastanza spericolata, oltre che spesso dai colori e accessori originali.
Sono orgoglioso di poter affermare d’essere riuscito a visitare Chiang Mai senza prendere nemmeno un Tuk Tuk.
Il triangolo d’oro
La seconda disavventura del viaggio mi capitò qualche giorno dopo durante tour che da Chiang Mai mi portò nel nord ovest con un gruppetto assemblato in ostello. Passando praticamente tutto il giorno assieme facemmo amicizia e belle chiacchiere. Il mio vicino di posto canadese che già in zona da alcune settimane mi spiegò che le formiche sono buone; gli scorpioni invece fanno schifo e li vendono solo per i turisti; mentre l’alimento peggiore e l’onnipresente durian. Era uno studente universitario mi pare di fisica, davvero simpatico, ma non era l’unico.
In realtà tutta la zona, compresa Chiang Mai sarebbe compresa nel Triangolo d’oro; il nome deriva dal fatto che era la zona di maggior produzione di oppio.
La gita comprese
- trekking nella giungla
- giro sul fiume a bordo di zattere fatte con canne di bambù legate tra loro
- altro giro sul dorso di un elefante (che non farei mai più, visto come vengono trattati quei poveri animali)
- visita alle famose donne dette con il collo lungo (che mi rifiutai di fare avendo già nasato il terribile sfruttamento e la tortura a cui erano costrette per farsi vedere dai turisti)
Chiang Rai e la jungla
La prima tappa fu il davvero originale tempio bianco di Chiang Rai (foto in evidenza). E’ moderno (costruito negli anni ’90) e ha un interno sbalorditivo perché tappezzato di simboli religiosi mescolati ad immagini raffiguranti personaggi del mondo dell’animazione, come l’Uomo Ragno, Superman e Kung Fu Panda.
Arrivammo nel punto in cui il fiume Mekong segna il confine con Myanmar e Laos; anche all’epoca non si poteva andare nell’ex Birmania, mentre con una barchetta potemmo stare mezz’ora in Laos, precisamente in un mercatino che vendeva le solite cianfrusaglie; comprai la calamita, ma nero convinto che prima o poi ci sarei andato per visitarlo bene.
Caduto dal ponte di bambù e salvato da un bombero di Madrid
Durante la passeggiata nella foresta sotto la pioggia mi sentii come Forrest Gump quando è in guerra nel Vietnam, e anche se fu piuttosto breve, mi parve davvero di essere in un altro mondo circondato da tutto quel verde esuberante. Peccato per la caduta dal ponte di bambù.
Come dicevo in Thailandia sono poco propensi a considerare anche le minime misure di sicurezza. In quella parte del tour eravamo accompagnati da una guida, che non disse una parola e in sostanza scappò via fin da subito e noi lo dovemmo inseguire.
Davanti a me avevo le due amiche cinesi che assieme pesavano meno di me e che non ebbero problemi nel volare sul ponte a dir poco improvvisato.
In realtà si trattava di due canne di bambù nemmeno legate tra loro. Arrivato a metà persi l’equilibrio, in pratica i 2 tronchi si allontanarono tra loro; cadendo in verticale sfiorai con uno stinco la corteccia di un tronco. Il fiumiciattolo era a secco e parve che non mi fossi fatto nulla. Venni soccorso (nel senso di aiutato a risalire) dalla coppia spagnola che mi seguiva, in particolare lui era proprio un pompiere (bombero) di Madrid. In realtà quello che pareva solo un graffietto, poi si infettò e mi diede problemi in seguito come vedremo.

Sono in forma per sparare cavolate in Inglese
Il giorno seguente conobbi una coppia di belgi, e siccome erano indecisi se andare nella giungla perché lui aveva paura degli insetti, lo rassicurai suggerendo di pensare che essendo giganti, per esempio, poteva considerare un ragno come un coniglio; e si doveva fidare di me perché sono uno psicologo.
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