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Avevo grandi aspettative sul visitare Angkor; lo ricordo super volentieri anche per una delle più piacevoli tre le tante conoscenze in viaggio che ho fatto. L’immenso sito archeologico è in Cambogia, abbastanza vicino al confine con la Thailandia, era però distante da dove stavo io e ci arrivai in aereo. Per lungo tempo, prima di venire abbandonato, fu capitale dell’impero Khmer.

È diventato celebre grazie al film Tomb Rider con Angelina Jolie. Avevo fantasticato di incontrare Angelina, ma mi capitò una più del mio genere.
È giustamente molto affollato, in particolare ci sono tanti grupponi di orientali schiamazzanti e perennemente in posa. Fino a quando non venni distratto da altro mi impegnai molto nel fare smorfie quando mi trovavo (sempre), nello sfondo di qualche foto.
Il tempio che mi piacque maggiormente fu il Bayon dove oltre 200 facce dell’imperatore scolpito ti osservano da ogni angolo.
Angkor Wat, il tempio principale con le sue piscine davanti, ovviamente è il più maestoso ma ce ne sono tantissimi. Tutto è meraviglioso perché mai come in questo luogo c’è il connubio tra opera dell’uomo e natura. Nei secoli di abbandono, la foresta ha come abbracciato i templi, rovinandoli sì, ma dandogli anche qualcosa in più.
Come visitare Angkor in maniera diversa
È molto bello anche il passare da un tempio all’altro, per la natura circostante. Quasi tutti lo fanno appoggiandosi ad un autista di tuk tuk con cui ci si accorda per tutta la giornata. Mentre tu visiti il tempio lui ti aspetta chiacchierando coi suoi amici.
Il mio spirito di indipendenza non mi faceva accettare questa soluzione. Così decisi di noleggiare una bici per avere autonomia assoluta. Pareva quasi che non me la volessero dare, evidentemente perché vogliono favorire i ragazzi che lavorano, e alla fine credo che in quei giorni, tra le migliaia di persone presenti, eravamo solo in due con la bici.
Mi ero fermato in una panchina a fare il punto della situazione sull’itinerario e su cosa sarebbe stato meglio vedere quel giorno e cosa lasciare al giorno seguente. Lei parcheggiò lungo la strada la sua bici poco meno sgangherata della mia.
Per colpa sua acquisisco un nuovo riflesso condizionato
Dei miei studi universitari, mi rimase molto impressala teoria di Pavlov sul riflesso condizionato. Il futuro premio Nobel Russo scoprì che la nostra mente ci induce una specifica reazione quando l’abbiamo inconsapevolmente associata ad un determinato stimolo. Nel celebre esperimento un cane veniva indotto ad associare il cibo al suono di un campanello, e in seguito ogni volta che sentiva quel suono, al cane veniva l’acquolina. Ecco, da quel momento in Cambogia, ogni volta che vedo una donna vestita di bianco col cappello di paglia, io mi agito. Ma non tutte le conoscenze in viaggio sono tanto sconvolgenti eh.
A proposito di conoscenze in viaggio
Subito dopo il suo excuse me sir, si tolse occhiali e cappello. In quel momento probabilmente ero già innamorato. Mi chiese un’informazione, le risposi e ci salutammo cordialmente: riprese la sua bici e io restai imbambolato con la bocca aperta.
Dopo qualche minuto, mi destai e decisi di raggiungerla, anche perché sapevo che sarebbe andata nel tempio successivo proprio lungo il mio itinerario. Una volta arrivato, identificai subito la bici ma mentre stavo per chiudere la mia, realizzai che avevo lasciato la macchina fotografica sulla panchina. Tornai indietro alla massima velocità, ma della macchina fotografica nessuna traccia: panico. Mi sentii chiamare da una signora che aveva un chiosco di banane proprio dall’altra parte della strada, me l’aveva tenuta lei!
Tornai sudatissimo al tempio dove la bici della parigina era ancora lì. Una volta raggiunta le chiesi se per caso si trovasse a Dresda l’inverno prima. Le spiegai che era stata l’altra volta che avevo perso la macchina fotografica, questa volta era stata colpa dei suoi occhi. Continuai a visitare Angkor con una che si rivelò anche tra le più divertenti delle mie conoscenze in viaggio.
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