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L’idea di fare un viaggio in solitaria in Thailandia è molto comune, date le caratteristiche del paese. Incontrai molte persone come me, anche molte ragazze anche se le italiane sono sempre le meno rappresentate.
In quel periodo ero molto attivo su Facebook, in particolar modo in gruppi di viaggiatori in solitaria, su cui trovai informazioni ultimi e confronti costruttivi. Alcuni anni dopo uscii da quel mondo, stufo di
- maestri di vita
- professionisti della polemica fine a sé stessa
- frustrati repressi bisognosi di sfogarsi
- tuttologhi
Ma all’inizio feci anche delle conoscenze interessanti, sia virtuali che reali. Una davvero meritevole fu con una ragazza milanese, che era in giro da sola per l’Asia da mesi e di passaggio a Bangkok per andare non ricordo dove, proprio il giorno della mia partenza; decidemmo di incontrarci.
Con lei mangiai il mio ultimo degli innumerevoli pad thai che mi gustai in quel viaggio e facemmo due passi in un mercatino confrontandoci sui viaggi. Incredibilmente per puro caso, la incontrai un’altra volta l’anno seguente, fuori da una stazione metroa Kuala Lumpur, ma questa è un’altra storia.

Viaggio in solitaria e trasporti pubblici
Viaggiare in solitaria significa anche usare i mezzi pubblici che sono una fonte inesauribile di aneddoti. In particolare in questo viaggio usai ogni mezzo di trasporto possibile:
- aerei grandi e piccoli
- navi, traghetti, barchette e canoe
- bici
- elefanti
- metropolitane, treni e autobus di ogni specie
- tuctuc
- moto taxi e taxi
I T.T.T. ossia: terribili tassisti Thai
Devo fare un’annotazione speciale per questi ultimi 2 mezzi di trasporto. Nonostante sia abbastanza incosciente, non volevo prendere la mototaxi e ne fui costretto perché non ricordo dove, rischiavo di perdere una coincidenza. L’esperienza fu abbastanza estrema, sia per la spericolatezza del pilota sfrecciante nel traffico, sia per il casco che, su mia richiesta, mi diede; era mignon, avevo mezzo cranio scoperto, e poi capii che sarebbe stato più sicuro non avere nulla.
Per altro motivo evito il più possibile di prendere i taxi normali. Salutato l’amica milanese nei pressi dell’aeroporto da cui era atterrata e doveva ripartire; non avevo alternativa al taxi per andare nell’aeroporto internazionale da dove sarei tornato casa.
Sapevo del traffico e sapevo che non sarebbe stato un tragitto veloce e avevo un buon margine, ma mi accorsi che il tassista stava facendo il giro dell’oca per perdere tempo! Mi incavolai e lo feci fermare dov’era. Ero comunque nella via principale che portava dove dovevo andare e presi un autobus.
Tornai a casa consapevole che prima o poi il sud est asiatico va visto, tutto.
Colpa di questo mio pensiero va attribuita al grande scrittore Tiziano Terzani, di cui ogni viaggiatore dovrebbe leggere.
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