Altro scenario completamente diverso è nel tragitto per salire sulle Ande. Qui ovviamente il deserto è roccioso ed arido data l’altitudine e nel punto più alto dove ci fermammo (Mirador de los vulcanes), si vedevano le cime più alte delle Ande. Questo tragitto piuttosto lungo ci vide partire prima dell’alba, e ad un certo punto ci accorgemmo che i finestrini si stavano ghiacciando all’esterno.
El condor no espera
La sosta al mirador fu breve non solo per il freddo, ma anche perché gli autisti ci incalzavano con una quasi litania ripetuta con ossessione El condor no espera.
La sfacchinata infatti era organizzata per arrivare presto al Canyon del Colca uno dei più profondi del mondo ben 3270 metri, il doppio del Grand Canyon. Arrivando entro una certa ora è possibile avvistare i condor; fummo fortunati, perché ne vedemmo diversi, maestosi, proprio sopra di noi, imponenti, sospesi in aria nello sfruttare le correnti e a pronti gettarsi in picchiata per cacciare.
I condor andini posso avere un’apertura alare di 4 metri, impressionante. È sempre triste sapere che certe specie rischiano o hanno rischiato l’estinzione. Lo è ancora di più per i condor, per secoli creduti predatori di mandrie; il realtà mangiano principalmente carcasse o altri uccelli e quindi è un’animale utile per l’uomo.
Le tappe prima di salire sulle Ande
Nel tragitto attraversando i deserti e prima di salire sull’altopiano, eravamo passati anche da Nazca e Arequipa. La prima è dove si trovano i famosi disegni nel terreno, inspiegati sia per come sono stati progettati (sono linee perfette, visibili dall’alto), che per il significato. Per ammirarne tante e dall’alto era possibile salire su un piccolo aeroplano; ci allertarono che il rischio di turbolenze e malesseri di stomaco era molto alto, così io ed altri decidemmo di non dare ulteriore stress al nostro organismo che iniziava ad essere abbastanza in difficoltà, e ci accontentammo di vedere quelli più vicini da un punto di avvistamento.
In questo link c’è una spiegazione più approfondita.
Arequipa turistica? Mah..
Arequipa è una città coloniale, ben tenuta, circondata da vette maestose e con l’interessante monastero di Santa Catalina. Mi appostai per i fatti miei in un bar al primo piano che dava sulla piazza principale, da dove potei vedere una delle loro coloratissime sfilate con gli abiti tipici.
In Sudamerica ne ho viste tante altre di città simili con simili sfilate, quella fu la prima e mi piacque particolarmente, ma in generale sono allegre e meritano attenzione.
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